Calcoli per la distanza di messa a fuoco - Comparazione

Nel caso si desideri mettere a fuoco tutto quanto è compreso tra due punti tra loro distanti per il calcolo possono assumersi varie formule due approssimate ed una "esatta".

Nella tabella che segue vengono presentati i risultati forniti dalle diverse formule in diverse situazioni.

E' il caso di osservare come la formula semplificata 2dD/(d + D) e quella rettificata siano sempre utilizzabili facendo uso di compatte o bridge considerando che tali formule non implicano calcoli complessi e che chi usa tali apparecchi, solitamente, realizza stampe di dimensioni piuttosto contenute che non evidenziano una non perfetta messa a fuoco.

Nell'occasione si ricorda che è :

d = distanza del punto più prossimo che si desidera sufficientemente a fuoco;

D = distanza del punto più lontano che si desidera sufficientemente a fuoco;

dv = distanza di messa a fuoco;

PdC = D - d = profondità di campo

E' tuttavia da tenere presente che per ottenere risultati non troppo approssimati occorre tenere presenti tre condizioni:

1) La formula semplificata dv = 2dD/( d + D) è da utilizzare preferibilmente ove sia d > 3 m. in quanto su distanze minori porta ad approssimazioni eccessive

2) la formula rettificata dv = [d + (D - d) : 3] x 0,7 risulta preferibile ove sia d < 3 m.

3) entrambe le formule forniscono risultati più corretti per D non superiore al quadruplo di di d, ovvero D = 4d

Nella tavola che segue sono messi a confronto i risultati ottenuti applicando le diverse formule: semplificata, rettificata e formula esatta (dv = Hd/(H +d). Quest'ultima tiene conto della focale dell'obbiettivo, del diaframma utilizzato e del circolo di confusione (livello di nitidezza di cui è capace l'obbiettivo).
Per un approfondimento in merito si rimanda ai relativi paragrafi riportati nell'indice.

Per una facile comprensione dei dati riportati nella tavola seguente si chiarisce quanto riportato in ciascuna colonna:

Colonna 1 = distanza del punto più vicino che si vuole sufficientemente a fuoco

Colonna 2 = distanza del punto più lontano che si vuole sufficientemente a fuoco

Colonna 3 = D - d = profondità di campo desiderata, prevista dalla formula semplificata

Colonna 4 = dv = distanza di messa a fuoco calcolata con la formula semplificata

Colonna 5 = dv = distanza di messa a fuoco calcolata con la formula esatta

Colonna 6 = dv = distanza punto più lontano sufficientemente a fuoco calcolato con la formula esatta(Hdv/H -dv)

Colonna 7 = D - d = PdC calcolata assumendo per D il valore di colonna 7

Si rammenti che le formule semplificata e rettificata differiscono solo per il coefficiente di riduzione 0,7 che è da applicare solo ove il punto più prossimo che si vuole adeguatamente a fuoco sia situato a meno di 3 metri.

E' inoltre da notare che è stato assunto lo stesso valore d, sia che si usi la formula semplificata o rettificata che quella esatta, in quanto si presuppone che esso sia definito dal fotografo. Viceversa, per la distanza D è stato posto D = 4d, per le formule semplificata e rettificata; per la formula esatta D è stato definito dalla relazione D =Hdv/(H - dv).
Il suo valore viene definito da un calcolo che include , oltre alla distanza di messa fuoco, dal valore di H che, a sua volta, dipende dalla focale dell'obbiettivo, dal diaframma usato e dal circolo di confusione (livello di nitidezza che caratterizza l'ottica).

Di seguito è riportata una tabella in cui le diverse distanze di messa a fuoco (valori dv) ed i valori D e PdC sono comparati con queli forniti dall'applicazione della formula esatta.

Si ricorda che per le formule semplificata e rettificata anche il valore D è definito dal fotografo e qui viene considerato pari al quadruplo di d.

N.B. I valori di seguito riportati nella sezione destra della tavola, calcolati con la formula esatta, sono riferiti ad una focale di 24 mm e ad un circolo di confusione di 0,005 mm (5/1000) che caratterizza la maggior parte delle compatte con sensore da 1/8".

Si noti come la formula rettificata fornisca risultati più soddisfacenti nelle situazioni più critiche costituite dal caso in cui il punto più vicino è a breve distanza.
La differenza. anche sensibile, riscontrabile con i valori dv forniti dalla formula esatta, ove sia "d" > 3 metri, viene ad essere facilmente compensata da una adeguata diaframmatura è mascherata dal fatto che la maggiore distanza porta ad una riproduzione di ogni elemento in dimensioni minori.


             distanze in metri
 
   d        D      PdC        dv        dv  
                           f.sempl . f.rettif.
 
 1,00    4,00     3,00      1,60      1,12  
 
 1,50    6.00     4,50      2,40      1,68 
 
 2,00    8,00     6,00      3,20      2,24
 
 2,50   10,00     7,50      4,00      2,80  
 
 3,00   12,00     9,00      4,80      3,36  
  
 4,00   16.00    12,00      6,40      4,48  
 
 5,00   20,00    15,00      8,00      5,60 
 
 6,00   24.00    18,00      9,60      6,72  


      distanze in metri
 
    dv        D        PdC 
 f.esatta  f.esatta  f.rettif.
 
  1,07      1,15      0,15
 
  1,55      1,74      0,24
 
  2,32      2,76      0,76
 
  3,02      3,82      1,32 
 
  3,79      5,14      2,14 
   
  5,54     10,15      6,15
 
  7,66     16,12     11,12 
 
 10,29     36,05     30,05

Dai dati sopra riportati possono ricavarsi le seguenti osservazioni:
1) la rettifica della formula semplificata appare chiaramente utile quando il punto più prossimo d è ad una distanza non superore a 3 m.
Si noti come la distanza di messa a fuoco fornita dalla formula rettificata risulti assai prossima quella fornita dalla formula esatta quando è d < 3 m.
Per distanze maggiori, i valori di dv forniti dalla formula semplificata presentano una differenza anche sensibile rispetto a quelli ottenuti con la formula esatta; una differenza inferiore si ottiene ricorrendo alla formula rettificata.
Tale differenza con la formula esatta non è, di fatto, particolarmente influente, date le ridotte dimensioni degli elementi rappresentati posti a tali distanze.
S tenga presente una distanza D pari o superiore ai 15 m., tenuto conto delle dimensioni ridottissime di elementi posti a tale distanza, per tali focali, equivale di fatto ad infinito.
3) la PdC effettiva, come mostra l'ultima colonna, appare assai più ridotta rispetto a quella mostrata dalla terza colonna.
Tale differenza è dovuta al fatto che la formula esatta considera "nitido" un punto che sul sensore abbia dimensioni non superiori a 5/1000 di mm.

Questa differenza, tuttavia, risulta meno marcata, in pratica, di quanto appaia considerando che l'occhio umano percepisce come nitido un punto che, stampato, abbia una dimensione di 0,25 mm.
Pertanto, apparirà nitido anche quel punto che sul sensore abbia una dimensione di 0,025 mm.
Ciò comporta che la Pdc percepibile è paria a circa 5 volte quella mostrata dall'ultima colonna.
La differenza tra la PdC riportata in colonna 3 e in colonna 8, resta comunque sensibile, ma consente, tuttavia, stampe abbastanza soddisfacenti sino ad un formato 24 x 18 od anche 30 x 22.
E' forse superfluo ricordare che tali limiti possono essere raggiunti a 2 condizioni :
- disporre di ottiche di qualità : zeiss, leica o analoghe.
- curare la ripresa e migliorare la qualità dell'immagine con programmi di fotoritocco.
Nell'acquisto di compatte e bridge è quindi quanto mai necessario indirizzare la scelta verso quegli apparecchi che montano ottiche di prestigio.

I dati sopra esposti hanno un valore puramente esemplificativo in quanto la distanza di messa a fuoco esatta e la profondità di campo variano con la focale ed il circolo di confusione dell'ottica, oltre che col variare della distanza del punto più prossimo che si vuole a fuoco.

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