Valutazione dell’immagine

Le considerazioni che seguono non vogliono essere una guida alla “critica” ma piuttosto delle riflessioni per richiamare, anche in questa parte del corso, la sollecitazione a non dimenticare lo stretto rapporto che sempre esiste (o dovrebbe esistere) tra motivazione della ripresa ed elementi costitutivi dell' immagine.

Un' autentica e reale valutazione, di qualsiasi immagine, non può ( o non dovrebbe) effettuarsi senza conoscerne la destinazione, vale a dire lo scopo per il quale è stata effettuata la ripresa.
Nondimeno, frequentemente, ci troviamo ad esaminare una immagine senza conoscere gli intenti del suo autore.
Non di rado, tuttavia, accade che lo scopo della ripresa possa apparire del tutto evidente : foto pubblicitarie, foto di moda, foto naturalistiche, foto di reportage, foto di viaggio e così via. .
Alcuni generi, poi, per loro natura, sembrano essere di più immediata comprensione : texture, pattern, nature morte (o still life).
Ciò in quanto l'efficacia di quest'ultime riprese non è tanto determinata dal soggetto, spesso praticamente assente o privo di rilievo, ma dagli aspetti compositivi.

Viceversa, bisogna ricordare che, in realtà, dietro ogni ripresa c'è un intento

Inoltre, vi sono tre considerazioni da tenere sempre presenti : .

  • ogni immagine andrebbe valutata nel contesto delle altre opere dello stesso autore;

  • una immagine raramente può essere estratta dal contesto cui appartiene

  • un' immagine non si carica mai di un significato univoco.

La corretta comprensione di una immagine non può prescindere dalla conoscenza di altre immagini dello stesso autore. Solo un' ampia conoscenza del suo lavoro consente di comprenderne la ”poetica” o, più semplicemente, la sua visione delle cose ed il suo rapporto emotivo con quanto va riprendendo.
Ciò vale per un artista, ma anche per un qualsiasi dilettante.
La scelta dei soggetti, la composizione, la resa dei colori, ecc. tutto ci aiuta a comprendere i suoi interessi e la sua personale percezione delle cose.

Le tanto deprecate “foto cartolina” esprimono anch’esse un modo di sentire e di guardare al mondo : magari non originale. Sono, forse, la ricerca di un “bello ideale”; espresso magari in un linguaggio troppo abusato, ma non per questo incoerente ed incapace di trasmettere quanto si vuole esprimere.

E, tuttavia, non sono mai uguali: Ogni fotografo, se ben esaminato, mostrerà una diversità di interessi e di espressione. .
A noi è comprendere i suoi stati d’animo la sua ”poetica” .

Ma le foto pubblicitarie hanno una finalità puramente commerciale !

Vero.

Tuttavia, quanto sopra, vale anche per questo genere o simili.
La foto può essere molto accattivante o anche bellissima, ma risponde allo scopo per cui è stata commissionata ?
E’ capace di comunicare con il settore di mercato al quale doveva essere rivolta ? Si può certamente pensare che, se è stata pubblicata, il committente l’ha considerata valida. Ma noi potremmo valutarla diversamente.

Quanto finora esposto include, in se, la seconda considerazione : la singola immagine non consente di afferrare la visione di un autore.
Anche nelle foto pubblicitarie ogni fotografo ha un suo linguaggio, una sua estetica.

Ma v’è di più.

La fotografia occupa settori nei quali una singola o poche immagini possono risultare incomprensibili o fuorvianti.

Cito, per la sua evidenza, il reportage.
Poche immagini difficilmente possono illustrarci adeguatamente situazioni che non presentino aspetti di forte drammaticità. .
Le atrocità di una guerra possono essere espresse con poche immagini o anche con una sola. Ma di quella guerra avremo mostrato solo un aspetto. .
Ho avuto occasione di vedere alcune fotografie che volevano illustrare la situazione dei palestinesi divisi dal muro.
Una immagine mostrava un ragazzo che passava un sacco ad un altro facendolo passare al disopra di un muro. Nulla consentiva di capire di che muro si trattasse, dove avvenisse il fatto, né cosa contenesse il sacco. A voce mi fu spiegato che si trattava di un sacco contenente alimenti che veniva trasferito da un settore all’altro eludendo la sorveglianza.
Debbo dire che , nel caso particolare, senza tutte queste spiegazioni, avrei potuto pensare alla ripresa di un furto od a qualsiasi altra circostanza. Ma tale immagine, anche se inserita in un servizio dedicato alla situazione dei palestinesi, non avrebbe certo consentito di comprendere cosa stava avvenendo.

Lo stesso problema si può porre anche per foto naturalistiche. Le singole immagini di animali in libertà ormai non stupiscono più nessuno, ma una serie di esse ci può dire il rapporto personale del fotografo con l’ambiente in cui sono state colte e trasmetterci una sua personale riflessione.

Analogamente, delle foto sportive : possono essere semplici immagini di momenti rilevanti di una gara o possono trasmetterci una visione personale di quello sport o dello sport in generale.

Lo stesso discorso può farsi per ogni genere di riprese : ritratti, paesaggi, still life.

Da quanto sinora esposto sembrerebbe impossibile poter apprezzare o valutare una singola immagine.

Se per una corretta valutazione dovrebbero sussistere le condizioni sopra esposte, occorre anche considerare che ogni immagine si carica, se ben riuscita, di un duplice significato :

  • quello deterministico : vale a dire il significato impostogli dall’autore

  • uno generico : quello percepibile dal fruitore occasionale

    Naturalmente, quando il fruitore è il destinatario, egli percepirà il significato deterministico voluto dall’autore, se la foto è ben riuscita. .
    Quando però chi osserva la foto non è il destinatario o la foto non realizza il suo scopo, il fruitore potrebbe ugualmente godere dell’immagine percependone il significato generico.

    Ma cosa intendo per significato generico ? Credo corretto definirlo come quel significato che ciascun osservatore percepisce in rapporto alla propria emotività, al propria cultura, il proprio vissuto.

    Esso non è quindi univoco, ma personale..

    Si è già avuto modo di osservare, nel contesto del corso, che una stessa immagine può suscitare sensazioni diverse. La foto di una giornata di sole in campagna, si disse, può trasmettere sensazione di gioia ad alcuni, ad un contadino potrebbe ricordare la fatica sotto il sole cocente, ma, anche, la gioia di un buon raccolto.

    La valutazione critica di una fotografia, qualora se ne conosca la destinazione , consiste quindi nel valutare:

    • di quali elementi espressivi ( soggetto, composizione, colore, luce ecc.) essa si avvale ;

    • se questi sono stati correttamente utilizzati in rapporto alla finalità della ripresa.

    • in che modo ciascuno di essi è stato utilizzato;

    • rilevare, eventualmente, quali errori, a nostro avviso, sono stati commessi e come avrebbe dovuto essere impostata l’immagine.

    Quando di una immagine non se ne conosce la destinazione possiamo (forse dovremmo) anzitutto cercare di comprenderne il significato secondo l’autore.

    Successivamente (o alternativamente) cercheremo di capire cosa “ci dice “ quella foto, vale a dire il significato che essa ha per noi.
    Capire la fotografia, sia pure nel senso che, soggettivamente , le attribuiamo significa svolgere un lavoro di analisi del tutto simile a quello sopra descritto.
    Comprendere quali elementi della fotografia sono portatori del “messaggio” che ci trasmette. Assai probabilmente, essa ci trasmetterà solo una prima sensazione.
    Starà a noi, attraverso una introspezione, arrivare a definire in cosa essa consista e quali elementi dell’immagine l’hanno suscitata.
    A seguire, potremo analizzare compiutamente la fotografia negli elementi compositivi e costitutivi che “sostengono” il significato da noi attribuitole.
    Come sopra osservato, ogni immagine porta in se un duplice significato.
    Molto spesso il fatto non è casuale.
    L’autore stesso si avvale di un significato più generale per convogliare il suo scopo personale.

    Si prenda ad esempio una foto che reclamizza una crociera in paesi esotici.
    L’immagine di un luogo luminoso dalla bianca spiaggia, con palme che la circondano, fa appello a quello che è, nel sentire comune, l’ideale rappresentazione di un luogo lontano e diverso dal contesto in cui viviamo, suggerendo così l’idea di un rilassante riposo.
    La scritta che si sovrappone all’immagine rafforza il messaggio e ne finalizza i contenuti in rapporto agli intenti del tour operator.

    La stessa immagine vista fuori da un contesto pubblicitario susciterebbe comunque in noi una emozione analoga.

    Lo stesso può verificarsi per fotografie che reclamizzano un prodotto.

    La pubblicità di un profumo, come si usa, dire “griffato” può essere accompagnato dalla immagine di una bella donna elegantemente vestita.
    Anche in questo caso l’autore fa leva sul sentire del pubblico cui si rivolge.
    Chiaramente, l’inserimento dell’immagine femminile mira a suscitare interesse, l’eleganza a sottolineare che trattasi di un profumo “ di classe”: anche la scelta della modella, dell’acconciatura, dell’abito e persino l’atteggiamento e la sua espressione saranno determinati allo scopo di evidenziare la “esclusività” del profumo reclamizzato.
    Ciò non toglie che, se si estrae l’immagine della modella dal contesto pubblicitario, essa trasmetterà ancora quel fascino di bellezza ed eleganza.

    E’ interessante rilevare che può anche verificarsi che essa assuma un significato diverso e più intenso perché non legato alla banalità della funzione commerciale.

    Potrebbe essere percepita come una foto artistica. Non è rarissimo, del resto, l’uso di opere d’arte figurative o musicali per sostenere un messaggio pubblicitario.

    Non è purtroppo possibile presentare degli esempi essendo le immagini accessibili coperte da copyright

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